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Investimento andato male: quando la banca deve rispondere e che cosa chiedere

Nei giudizi di risarcimento è la banca a dover provare di aver agito con la diligenza dovuta. E nella consulenza ci sono due situazioni in cui non si può raccomandare nulla.

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In breve

  • La prova della diligenza spetta all'intermediario. Nei giudizi di risarcimento deve provare di aver agito con la specifica diligenza richiesta. A te resta da indicare l'inadempimento e da provare il danno e il collegamento con la condotta.
  • Dichiarazione di adeguatezza. Nella consulenza al cliente al dettaglio va consegnata su supporto durevole prima dell'operazione e deve spiegare perché quella raccomandazione è adatta a te. Con un mezzo a distanza può arrivare subito dopo, a certe condizioni.
  • Due divieti nella consulenza. Nella consulenza e nella gestione di portafogli, senza le informazioni necessarie non si raccomanda; e se nessuno strumento disponibile risulta adeguato, non si raccomanda nulla.
  • Tre criteri cumulativi: obiettivi e tolleranza al rischio, capacità di sostenere le perdite, conoscenze ed esperienze per capire il prodotto. Devono ricorrere insieme.
  • Fuori dalla consulenza vale la valutazione di appropriatezza, meno intensa: ma se il prodotto non è appropriato l'avvertimento è un obbligo, non una cortesia.
  • Forma scritta. Il contratto di investimento va redatto per iscritto e consegnato: la nullità per difetto di forma può farla valere solo il cliente.

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Una perdita non è di per sé un danno risarcibile: il rischio fa parte dell'investimento. Quello che si contesta è un'altra cosa — che il prodotto non doveva essere venduto a te o che nessuno ti ha messo in condizione di capirlo.

Chi deve provare di aver agito con diligenza?

Nei giudizi di risarcimento dei danni causati al cliente nello svolgimento dei servizi di investimento, l'onere di provare di aver agito con la specifica diligenza richiesta spetta ai soggetti abilitati.

La norma sposta sulla banca la prova della diligenza. A te resta da indicare l'inadempimento e da provare il danno e il collegamento con la condotta. Nella contestazione conviene scriverlo e chiedere l'esibizione dei documenti che lo proverebbero: il questionario di profilatura firmato, la dichiarazione di adeguatezza, le avvertenze consegnate.

Che cosa devono averti chiesto prima di vendertelo?

Il regime cambia a seconda del servizio e la distinzione è la prima cosa da stabilire.

Se c'è stata consulenza — o gestione di portafogli — vale la valutazione di adeguatezza. L'intermediario deve raccogliere informazioni su tre fronti: conoscenza ed esperienza sul tipo specifico di strumento, situazione finanziaria inclusa la capacità di sostenere perdite, obiettivi di investimento inclusa la tolleranza al rischio.

E i tre criteri sono cumulativi: l'operazione deve corrispondere ai tuoi obiettivi, tu devi essere finanziariamente in grado di sopportarne i rischi, e devi possedere esperienze e conoscenze per comprenderli. Non basta potersi permettere la perdita se non si è in grado di capire il prodotto.

Fuori dalla consulenza vale la valutazione di appropriatezza, meno intensa: si guardano solo conoscenza ed esperienza. Ma se l'intermediario ritiene che il prodotto non sia appropriato deve avvertirti, anche con un formato standardizzato; e se scegli di non fornire le informazioni o queste non bastano, deve avvertirti che così non è in grado di valutare. L'avvertimento è un obbligo, non una cortesia: la sua assenza si contesta.

Che cos'è la dichiarazione di adeguatezza e quando va consegnata?

Nella consulenza al cliente al dettaglio l'intermediario deve fornire, su supporto durevole e prima che l'operazione sia effettuata, una dichiarazione di adeguatezza che specifichi la consulenza prestata e indichi perché corrisponde alle preferenze, agli obiettivi e alle altre caratteristiche del cliente.

Tre rilievi puntuali discendono da qui:

  • la dichiarazione non è mai arrivata;
  • è arrivata dopo l'ordine. Non è un rilievo se hai usato un mezzo a distanza che impedisce la consegna preventiva, hai prestato il consenso e hai avuto la possibilità di ritardare l'esecuzione;
  • è arrivata ma non spiega nulla di specifico — una relazione generica, che non nomina nessuna circostanza del cliente, non è la relazione che la norma prescrive.

Quando l'intermediario non doveva raccomandare?

Nella consulenza e nella gestione di portafogli ci sono due divieti:

1. Se l'impresa non ottiene le informazioni richieste, non deve raccomandare il servizio o lo strumento. 2. Se nessuno degli strumenti disponibili risulta adeguato al cliente, l'impresa non deve raccomandare né decidere di negoziare alcunché.

Fuori da questi servizi la regola è diversa. Se non fornisci le informazioni, l'intermediario ti avverte che non può valutare l'appropriatezza. Su alcuni strumenti non complessi, a certe condizioni, può operare anche senza raccogliere informazioni.

Il prodotto era adatto al pubblico a cui è stato venduto?

C'è un livello che precede il singolo cliente. Chi realizza strumenti destinati alla clientela deve concepirli per un mercato di riferimento di clienti finali e rendere la strategia di distribuzione compatibile con quei clienti. E l'intermediario deve conoscere gli strumenti che offre, valutarne la compatibilità tenendo conto di quel mercato di riferimento e offrirli solo quando è nell'interesse del cliente.

Un prodotto complesso venduto a un cliente estraneo al mercato di riferimento si può contestare in questi termini, indipendentemente dal risultato dell'investimento.

Il contratto di investimento deve essere scritto?

I contratti relativi ai servizi di investimento vanno redatti per iscritto e un esemplare va consegnato al cliente; in caso di inosservanza il contratto è nullo e la nullità può essere fatta valere solo dal cliente. È nulla anche ogni pattuizione che rinvii agli usi per determinare il corrispettivo o altri oneri a carico del cliente e in tal caso nulla è dovuto.

Che cosa si scrive nel reclamo e dove si va poi?

Nel reclamo conviene dire espressamente che l'onere della diligenza è a carico dell'intermediario e chiedere l'esibizione della documentazione: profilatura, dichiarazione di adeguatezza, avvertenze. È la richiesta che sposta la discussione sul terreno giusto.

Puoi scriverlo anche senza aiuto. Se preferisci, il servizio che prepara e spedisce la lettera apre a breve: iscriviti alla lista d'attesa.

Dopo il reclamo la strada è l'Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) della Consob, gratuito. L'Arbitro Bancario Finanziario non è competente sui servizi di investimento, come negoziazione, consulenza e gestione di patrimoni. Il ricorso all'ACF va presentato entro un anno dal reclamo, per richieste fino a 500.000 euro e per fatti degli ultimi dieci anni.

Quando serve un avvocato?

Questa guida serve a formulare una contestazione documentata e a chiedere le carte. Il giudizio sul merito dell'operazione — se quel prodotto fosse davvero inadeguato per te e quanto danno ne è derivato — richiede una valutazione tecnica e, se si va oltre il reclamo, un avvocato. Ne parliamo in quando serve un avvocato.

Domande frequenti

Devo dimostrare io che la banca ha sbagliato?

In parte. Nei giudizi di risarcimento dei danni causati al cliente nello svolgimento dei servizi di investimento, l'onere di provare di aver agito con la specifica diligenza richiesta spetta ai soggetti abilitati, secondo l'articolo 23, comma 6 del Testo unico della finanza. A te resta da indicare l'inadempimento e da provare il danno e il collegamento con la condotta.

Che cos'è la dichiarazione di adeguatezza?

È il documento che, nella consulenza al cliente al dettaglio, l'intermediario deve fornire su supporto durevole e prima che l'operazione sia effettuata, specificando la consulenza prestata e indicando perché corrisponde alle preferenze, agli obiettivi e alle altre caratteristiche del cliente. Se non è arrivata o non spiega nulla di specifico, il rilievo è puntuale. Se è arrivata dopo l'ordine, dipende: con un mezzo a distanza può arrivare subito dopo, se hai dato il consenso e potevi ritardare l'esecuzione.

Quali criteri deve valutare la banca prima di raccomandare un investimento?

Tre e devono ricorrere insieme: che l'operazione corrisponda agli obiettivi di investimento del cliente, inclusa la tolleranza al rischio; che il cliente sia finanziariamente in grado di sopportare i rischi; e che possieda le esperienze e le conoscenze necessarie a comprenderli. Non basta potersi permettere la perdita se non si è in grado di capire il prodotto.

La banca può vendermi un prodotto se non ho compilato il questionario?

Dipende dal servizio. Nella consulenza e nella gestione di portafogli, se l'impresa non ottiene le informazioni richieste non deve raccomandare il servizio o lo strumento e, se nessuno degli strumenti disponibili risulta adeguato, non deve raccomandare né negoziare alcunché. Negli altri servizi, se non fornisci le informazioni, l'intermediario ti avverte che non può valutare l'appropriatezza.

Che cosa succede se il contratto di investimento non è stato messo per iscritto?

Il contratto è nullo e la nullità può essere fatta valere soltanto dal cliente. È nulla anche ogni pattuizione che rinvii agli usi per determinare il corrispettivo o altri oneri a carico del cliente e in tal caso nulla è dovuto.

Sapere che cosa prevedono le regole è il primo passo. Il secondo è la lettera: scritta in forma corretta, con le norme citate per esteso e una data che si può dimostrare. Il servizio che la prepara e la spedisce apre a breve.

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Il servizio non è ancora aperto. Chi si iscrive riceve al lancio la prima lettera gratis, spedizione via PEC compresa.

Questa pagina spiega che cosa prevedono le regole in situazioni di questo tipo. Non è un parere sul caso singolo e non anticipa l'esito, che dipende dai fatti del caso concreto. Per sapere quando basta una lettera e quando serve un avvocato, leggi quando serve un avvocato.

Fonti ufficiali

Altre guide utili