Buoni fruttiferi postali: rimborso inferiore, buoni scaduti e cointestati
Quale rendimento vale fra quello stampato e quello dei decreti, quando un buono si prescrive e chi può incassarlo dopo la morte di un cointestatario con la clausola «pari facoltà di rimborso».
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In breve
- Il rendimento stampato può prevalere su un decreto che c'era già quando il buono è stato emesso, ma non sempre: per i buoni della serie P con timbri «Q/P» vale il decreto del 1986. Non prevale su un decreto successivo che ha cambiato i tassi della serie.
- Prescrizione in dieci anni dalla scadenza. Capitale e interessi si prescrivono dieci anni dopo la scadenza del buono, che dipende dalla serie.
- Il foglio informativo non salva dalla prescrizione. Per la Cassazione e per l'ABF la mancata consegna non dà diritto a un risarcimento.
- Clausola PFR. Per l'ABF (Collegio di coordinamento, decisione 22747/2019), con la «pari facoltà di rimborso» ciascun cointestatario può riscuotere anche dopo la morte di un altro.
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I buoni fruttiferi postali sono emessi da Cassa depositi e prestiti e collocati da Poste Italiane. Le controversie arrivano all'Arbitro Bancario Finanziario e si decidono quasi sempre su tre domande: quale rendimento vale, se il buono è prescritto, chi può incassarlo dopo una morte.
Poste rimborsa meno di quanto c'è scritto sul buono: è legittimo?
Dipende da quando è stato emesso il decreto che fissa i tassi.
- Decreto già in vigore al momento della sottoscrizione. Se il buono riportava condizioni diverse da quelle del decreto, possono valere quelle stampate: è la linea delle Sezioni Unite della Cassazione (sentenza 13979/2007), precisata dalla sentenza 3963/2019, secondo cui il testo del titolo non prevale in ogni caso. Nel caso deciso del 2007, il decreto imponeva di contrassegnare i buoni emessi su moduli vecchi con la nuova sigla e quella stampigliatura mancava.
- Buoni della serie P con timbri «Q/P». Qui la regola è opposta. Per i buoni emessi dopo il D.M. 13 giugno 1986 su moduli della vecchia serie, con i timbri previsti dal decreto, il rimborso segue la tabella del decreto, anche se sul retro restano stampati i vecchi rendimenti per il periodo dal 21° al 30° anno (ABF, Collegio di coordinamento, decisione 9321/2023; Cassazione, ordinanze 4384 e 4751 del 2022). Su questi buoni un ricorso che chiede i rendimenti stampati rischia di essere respinto.
- Decreto arrivato dopo l'emissione. Per i buoni delle serie emesse prima del 2001 vale l'articolo 173 del codice postale: un decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale poteva cambiare i tassi anche dei buoni già emessi. Le Sezioni Unite (sentenza 3963/2019) hanno confermato che in questo caso vale il decreto: il risparmiatore poteva riscuotere con gli interessi originari fino alla variazione oppure proseguire con i nuovi tassi.
Il decreto del 13 giugno 1986, che ha istituito la serie Q, ha ridotto i tassi delle serie ordinarie precedenti, ma non ha toccato i buoni a termine delle serie AA e AB, che hanno conservato scadenze e tassi originari (articolo 11).
Un buono scaduto da anni è prescritto?
I diritti sul buono, capitale e interessi, si prescrivono dieci anni dopo la scadenza del titolo (articolo 8 del D.M. 19 dicembre 2000). La regola vale anche per le serie emesse prima del 2001 che non erano già prescritte con le norme precedenti (articolo 10).
- La decorrenza è la data di scadenza del buono e non il 1° gennaio dell'anno successivo (ABF, Collegio di coordinamento, decisione 5106/2026).
- La scadenza dipende dal decreto istitutivo della serie: un buono a termine della serie AA3, per esempio, scadeva dopo sette anni. Va verificata sul buono e sul decreto, non indovinata.
- La mancata consegna del foglio informativo non evita la prescrizione e non dà diritto a un risarcimento: lo hanno detto la Cassazione (sentenza 3686/2026) e l'ABF.
- Una richiesta scritta di rimborso o una diffida mandata entro i dieci anni dalla scadenza interrompe la prescrizione (articolo 2943 del codice civile).
- Per i buoni già prescritti, Cassa depositi e prestiti può disporre il rimborso a chi lo chiede: è una sua facoltà, non un diritto (articolo 8, comma 2).
Chi può incassare un buono cointestato dopo la morte di un intestatario?
Se il buono riporta la clausola «pari facoltà di rimborso» (PFR), ciascun cointestatario può riscuoterlo anche dopo la morte di uno o più degli altri. È il principio del Collegio di coordinamento dell'ABF (decisione 22747/2019), che ha accertato il diritto di un figlio a riscuotere tre buoni cointestati con i genitori morti. Il pagamento libera Poste anche verso i coeredi, che possono far valere le loro ragioni solo verso chi ha riscosso.
Per il rimborso agli eredi, di solito vengono chiesti la dichiarazione di successione o di esonero e la quietanza di tutti gli eredi: conviene verificarlo con l'ufficio postale. Il principio dell'ABF riguarda il cointestatario superstite; un buono intestato solo al defunto o senza la clausola PFR si liquida agli eredi con i documenti della successione. I buoni fruttiferi postali sono esenti dall'imposta di successione.
Che cosa scrivere nel reclamo?
- fronte e retro del buono, con timbri e tabelle, serie e data di emissione;
- per il rendimento, la richiesta del prospetto di calcolo con il decreto applicato;
- per un buono scaduto, il conto dei dieci anni dalla scadenza e le eventuali richieste scritte già mandate;
- per un buono con la clausola PFR, la richiesta di rimborso al cointestatario superstite senza la quietanza degli altri eredi, citando la decisione 22747/2019.
Se Poste non risponde o risponde male, c'è il ricorso all'Arbitro Bancario Finanziario. Puoi scrivere da solo. Il servizio che prepara e spedisce la lettera apre a breve: iscriviti alla lista d'attesa.
Domande frequenti
Dopo quanto tempo si prescrive un buono fruttifero postale?
Dieci anni dalla data di scadenza del titolo, per capitale e interessi (art. 8 del D.M. 19 dicembre 2000), anche per le serie emesse prima del 2001 non ancora prescritte. La decorrenza è la data di scadenza, non il 1° gennaio dell'anno dopo (ABF, Collegio di coordinamento, decisione 5106/2026).
Vale il rendimento scritto sul buono o quello del decreto?
Può valere quello scritto sul buono se il decreto con condizioni diverse era già in vigore quando il buono è stato emesso (Cass. SU 13979/2007), ma non per i buoni della serie P con timbri «Q/P», per i quali vale il decreto del 1986 (ABF, Collegio di coordinamento, 9321/2023). Vale il decreto se è arrivato dopo e ha cambiato i tassi della serie, come consentiva l'art. 173 del codice postale (Cass. SU 3963/2019).
Posso incassare da solo un buono cointestato con un genitore morto?
Sì, se il buono riporta la clausola «pari facoltà di rimborso»: per il Collegio di coordinamento dell'ABF (decisione 22747/2019) ciascun cointestatario può riscuotere anche dopo la morte degli altri. I coeredi possono far valere le loro ragioni verso chi ha riscosso.
Sapere che cosa prevedono le regole è il primo passo. Il secondo è la lettera: scritta in forma corretta, con le norme citate per esteso e una data che si può dimostrare. Il servizio che la prepara e la spedisce apre a breve.
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Questa pagina spiega che cosa prevedono le regole in situazioni di questo tipo. Non è un parere sul caso singolo e non anticipa l'esito, che dipende dai fatti del caso concreto. Per sapere quando basta una lettera e quando serve un avvocato, leggi quando serve un avvocato.
Fonti ufficiali