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Servizio rifiuti non svolto o in grave violazione: la TARI si paga al massimo un quinto

La legge non dice che la tariffa si riduce del 20%: dice che è dovuta nella misura massima del 20%. La differenza è di 60 punti.

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In breve

  • Non è una riduzione del 20%. La legge dice che la TARI «è dovuta nella misura massima del 20 per cento della tariffa»: si paga al massimo un quinto.
  • Tre presupposti alternativi: servizio non svolto, svolto in grave violazione della disciplina oppure interrotto per motivi sindacali o impedimenti imprevedibili con danno riconosciuto dall'autorità sanitaria.
  • Zone non servite: se la raccolta non è effettuata, la TARI è dovuta in misura non superiore al 40% della tariffa, graduabile in base alla distanza dal punto di raccolta.
  • Sono due norme diverse e non vanno confuse: la prima riguarda un disservizio, la seconda la collocazione dell'immobile.
  • A chi si scrive. Al Comune o a chi riscuote il tributo: è materia tributaria. Se il regolamento del tuo Comune prevede la tariffa corrispettiva, si scrive al gestore. Se c'è un atto impugnabile, il ricorso va proposto entro 60 giorni dalla notifica.
  • Va provato. Il disservizio va documentato per il periodo per cui si chiede la riduzione, con segnalazioni datate.

Con questa pagina puoi scrivere da solo. Il servizio che prepara e spedisce la lettera apre a breve.

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Questa norma viene a volte riportata come «sconto del 20%», mentre dice l'opposto.

Che cosa dice davvero la legge sulla TARI ridotta?

Il comma 656 dell'articolo 1 della legge 147 del 2013 stabilisce che «la TARI è dovuta nella misura massima del 20 per cento della tariffa».

Cioè: non si paga la tariffa meno un quinto, si paga al massimo un quinto. La riduzione è di almeno l'80%, non del 20%. Fra le due letture la differenza è di 60 punti.

Quando si applica la riduzione?

I presupposti sono tre e sono alternativi: ne basta uno.

  • il mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti;
  • la sua effettuazione «in grave violazione della disciplina di riferimento»;
  • l'interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi «che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall'autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all'ambiente».

Attenzione al terzo: il riconoscimento dell'autorità sanitaria è un elemento della fattispecie, non un dettaglio e vale soltanto per quel caso. Nei primi due non serve.

E se la casa è in una zona non servita?

Il comma successivo disciplina una situazione diversa e confonderle indebolisce la richiesta. «Nelle zone in cui non è effettuata la raccolta, la TARI è dovuta in misura non superiore al 40 per cento della tariffa», da determinare anche in maniera graduale in relazione alla distanza dal più vicino punto di raccolta rientrante nella zona perimetrata o di fatto servita.

Qui il presupposto non è un disservizio ma la collocazione dell'immobile fuori dalla zona servita e la misura è graduabile dal Comune in base alla distanza.

A chi si scrive, al Comune o al gestore?

Questi due commi riguardano il tributo, quindi si fanno valere verso il Comune o verso il soggetto che lo riscuote e seguono le regole del contenzioso tributario. Se hai ricevuto un atto impugnabile, il ricorso va proposto entro 60 giorni dalla notifica e una lettera non ferma il termine.

Se il regolamento del tuo Comune prevede la tariffa corrispettiva, la tariffa la applica e la riscuote il gestore, di solito con una fattura e l'IVA. L'IVA da sola non basta a stabilirlo: conta il regolamento comunale. In quel caso si scrive al gestore e sul giudice valgono regole diverse. Il comma 656 parla di TARI: se valga anche per la tariffa corrispettiva è una delle domande da fare a un avvocato.

Sono cosa diversa dal reclamo sulla qualità del servizio, che si rivolge al gestore della raccolta e segue le regole ARERA — quello lo trovi in raccolta saltata e disservizi.

Le due strade possono essere percorse insieme, ma le lettere sono due, con destinatari e riferimenti diversi.

Come si prova il disservizio?

La prova del disservizio spetta a chi chiede la riduzione. Si costruisce prima: segnalazioni scritte e datate al gestore, con la prova dell'invio, fotografie, eventuali riscontri ricevuti.

Chiedere la riduzione senza aver documentato nulla rischia di non portare a niente.

Puoi scrivere la richiesta anche senza aiuto. Se preferisci, il servizio che prepara e spedisce la lettera apre a breve: iscriviti alla lista d'attesa.

Domande frequenti

Di quanto si riduce la TARI se il servizio non è svolto o è svolto in grave violazione?

La legge non prevede una riduzione del 20%: stabilisce che la TARI è dovuta nella misura massima del 20 per cento della tariffa. Si paga cioè al massimo un quinto, con una riduzione di almeno l'80%. È il comma 656 dell'articolo 1 della legge 147/2013.

Quali sono i casi in cui spetta?

Tre, alternativi: il mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti; la sua effettuazione in grave violazione della disciplina di riferimento; l'interruzione per motivi sindacali o imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall'autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all'ambiente.

E se abito in una zona dove la raccolta non arriva?

È un caso diverso, disciplinato dal comma 657: nelle zone in cui non è effettuata la raccolta la TARI è dovuta in misura non superiore al 40 per cento della tariffa, da determinare anche in maniera graduale in relazione alla distanza dal più vicino punto di raccolta.

A chi devo rivolgermi?

Al Comune o al soggetto che riscuote il tributo, perché si tratta di materia tributaria. Con la tariffa corrispettiva si scrive al gestore. Il reclamo sulla qualità del servizio, che segue le regole ARERA, si rivolge invece al gestore della raccolta: sono due strade distinte, con lettere diverse. Se hai ricevuto un atto impugnabile, il ricorso va proposto entro 60 giorni dalla notifica.

Devo dimostrare il disservizio?

Sì. Servono segnalazioni scritte e datate, con prova dell'invio ed eventuale documentazione fotografica. Senza, la richiesta rischia di non portare a niente.

Sapere che cosa prevedono le regole è il primo passo. Il secondo è la lettera: scritta in forma corretta, con le norme citate per esteso e una data che si può dimostrare. Il servizio che la prepara e la spedisce apre a breve.

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Il servizio non è ancora aperto. Chi si iscrive riceve al lancio la prima lettera gratis, spedizione via PEC compresa.

Questa pagina spiega che cosa prevedono le regole in situazioni di questo tipo. Non è un parere sul caso singolo e non anticipa l'esito, che dipende dai fatti del caso concreto. Per sapere quando basta una lettera e quando serve un avvocato, leggi quando serve un avvocato.

Fonti ufficiali

Altre guide utili